domenica 13 marzo 2011

Continua e abbi fiducia


Era una sera d'estate di qualche anno fa, credo fosse fine giugno o giù di lì - uno di quei fine settimana pieni di feste di paese, gruppi che suonano da andare a sentire, ecc. La serata era passata in modo tranquillo e carino in uno di questi posti, solo che il parcheggio stracolmo mi aveva obbligato a lasciare l'auto in un campetto distante circa cinque minuti a piedi, dove c'era qualche altra auto. Mi ero attardato un po' e alla fine di auto ce n'erano rimaste solo tre, fra cui la mia.

Mentre cercavo la chiave in una delle 64 tasche dei pantaloni, avvertii un crepitio provenire da dietro la macchina. Doveva essere un animaletto, un gatto, o qualcos'altro che si muoveva giù basso nell'erba. Spinto dalla curiosità, e nonostante il buio, mi avvicinai, riuscendo a vedere la sagoma di due orecchiette dritte che spuntavano fra steli e spighe. Era un coniglietto, bianco e non troppo grande. Sembrava piuttosto agitato; come se fosse fuori posto rispetto al suo solito. Trovarlo lì non era una cosa comune: animaletti del genere di solito si tengono a debita distanza dalle persone, figuriamoci poi di notte, con tutto quel movimento. Se ne stava a circa un metro e mezzo di distanza da me, agitando continuamente la testa. Appariva spaventato, e mi preoccupai quando pensai che se rimaneva lì, le altre auto avrebbero potuto schiacciarlo in qualsiasi momento. Mi avvicinai un pochino e riuscii a vederlo meglio - era un bel coniglietto bianco con l'occhietto sinistro contornato di nero e il pelo maculato. Non assomigliava affatto ai pseudoleprotti selvatici che mi capitava di vedere nei boschi della zona, ragion per cui pensai che dovesse essere scappato, o peggio, abbandonato.

"Ehi!" dissi, "Che ci fai qui?" Il coniglietto sussultò e si allontanò di qualche metro. Non s'era spostato di molto, visto che potevo ancora sentire il fruscio dell'erba. Presi la torcia che avevo in auto e cercai di illuminare il terreno. Forse sarebbe scappato, ma tanto meglio: si sarebbe allontanato da lì e dal rischio di finire schiacciato.
Invece, lo trovai pochi secondi dopo, piatto piatto, che fissava la luce con gli occhi sbarrati e il naso che si muoveva velocissimo. Mi abbassai piano piano, cercando di allungare una mano per accarezzarlo, ma quando arrivai a una ventina di centimetri schizzò via, lasciandomi lì di stucco, nel silenzio più totale. Spensi la torcia, e pensai che beh, almeno s'era allontanato. Rimasi lì ancora un attimo per vedere se lo sentivo ancora, poi decisi di tornare alla macchina e andare via.

Combinazione volle che la sera dopo tornassi. Non ci avevo pensato più per tutto il giorno, mi era tornato in mente solo quando avevo dovuto posteggiare lì di nuovo. C'erano molte più auto della sera prima e pregai che se ne fosse stato alla larga. Al ritorno. mentre giravo la chiave nella serratura della porta, sentii di nuovo lo stesso crepitio del giorno prima. Mi girai, ed ecco spuntare di nuovo le stesse orecchiette.
Questa volta, non stava fermo; si muoveva in tondo, come se stesse cercando qualcosa.
Provai ad avvicinarmi molto più lentamente, per non farlo scappare, dicendo a bassa voce banalità tipo "Non scappare, non avere paura." "Vieni, vieni." Riuscii ad avvicinarmi solo di qualche centimetro in più poi, zing. Via.

Il giorno dopo ci ripensai parecchie volte. Perché si trovava là?, Perché non se ne stava ben lontano dalla gente e dal rumore, e quanto non era stato stato fortunato (o furbo?) a non finire schiacciato? Non doveva essere un animaletto selvatico, da come si comportava era abituato alla presenza della gente. Non abbastanza, però, da fidarsi del primo sconosciuto che lo abbagliava di notte.

Visto che non riuscivo a smettere di pensarci, la sera stessa tornai là anche se non avevo intenzione di andare alla festa - arrivai piuttosto tardi, quando la maggior parte delle auto erano andate via. Mi dotai di una torcia a LED che avevo a casa, che emetteva un fascio di luce un po' più chiaro e meno accecante. Non mi aspettavo granché: per qualche strana variante della legge di Murphy, presentivo già che andando apposta a cercarlo, lui non si sarebbe fatto più vivo.

E invece, dopo una decina di minuti a vuoto, nei quali incontrai solo un topolino dei campi e tanti insetti, sentii di nuovo lo stesso rumore, puntai la torcia e vidi una chiazza di pelo bianco che non lasciava dubbi. Dopo una breve ricerca, lo trovai acquattato nella stessa buchetta del giorno prima e del giorno prima ancora - sempre con le orecchie basse e il naso caricato come una molla, che andava su e giù in continuazione. Mi accucciai cercando di far luce senza accecarlo.
"Eccoti qua." dissi ancora, "vorrei capire cosa ci fai qui in giro. Non è il tuo posto, ci sono le auto."
Mi sentivo un po' stupido a parlare con un coniglietto bianco spaventato, sapendo benissimo che non poteva capire il senso di quello che dicevo e nemmeno rispondermi, ma che potevo fare altrimenti? Questa volta aspettai molto di più, minuti interi, e avvicinandomi piano piano, riuscii ad arrivare a un mezzo metro di distanza senza farlo scappare. Ce l'avevo a portata di mano, sarebbe bastato allungare un braccio e l'avrei acchiappato. Ci provai, ma quando arrivai a poco più di cinque centimetri, zing. Via, e in un lampo fui di nuovo solo, al buio, con le solite beffarde cicale in sottofondo.

Nei giorni seguenti il coniglietto diventò una specie di ossessione, e andai a cercarlo tutte le sere. Pensai addirittura di appendere dei cartelli per avvisare la gente della sua presenza, ma evitai perché poi pensai che tutti si sarebbero messi a cercarlo, e avrebbero rovinato tutto.
Ogni giorno si ripeteva lo stesso copione: riuscivo a scovarlo nella solita buchetta, mi avvicinavo piano piano, allungavo il braccio, e poi quando arrivavo a cinque centimetri, via. Mancava sempre quell'attimo finale. Una sera provai a placcarlo con un tuffo degno del miglior Zenga, ma ottenni solo di fare una gran spanciata sulla terra. Un'altra sera provai ad attirarlo con delle foglie di tarassaco che avevo colto lì vicino, ma non voleva saperne. Però, prima di andarmene lo lasciai lì nella buchetta, e la sera dopo ne trovai solo dei pezzettini - segno che quantomeno, aveva apprezzato l'omaggio.

Visto che i risultati non miglioravano, iniziai a pensare di rassegnarmi. Però, se un'auto l'avesse schiacciato, o uno dei gatti delle case di campagna lì in giro lo avesse conciato per le feste? Non me lo sarei mai perdonato; alla faccia di tutti quelli che dicono "in fondo, è la natura".
Dopo l'ennesima serata di attesa e fuga all'ultimo secondo, mentre tornavo alla macchina innervosito, pensando davvero di piantarla lì, incontrai una luce che procedeva verso di me. Niente UFO o fenomeni paranormali - era solo un fanale da bici. A bordo c'era un vecchietto, che mi guardò un po' perplesso. Effettivamente, con la torcia in mano e i pantaloni sporchi di terra, non avevo certo l'aria di uno che tornava dalla festa.
"Perso qualcosa?" mi chiese. "No, no, niente, cercavo.... un coniglietto qui in giro, ma niente...." risposi, convinto di fare la figura del pazzo.
"Quale, quello bianco con le macchiette nere sul dorso?"
"Ah!... Lo conosce pure lei?"
"Certo."
"E' quattro cinque sere che lo vedo qui in giro... vorrei capire da dove viene... ho paura che venga schiacciato... sto cercando di prenderlo ma non ci riesco..." e in breve, gli raccontai tutta la storia della mia settimana di appostamenti. Ascoltò con calma tutto il mio racconto e alla fine scosse la testa.
"Eh, non lo prenderai mai, se non è lui che vuole farsi prendere. Continua e abbi fiducia!" Disse, prima di salutarmi e andarsene.

Le estemporanee parole del vecchietto potevano avere un loro perché, e andai nel campo all'imbrunire, senza torcia, solo con una piccola pila tanto per avere un minimo di luce. Nella buchetta c'era la terra un po' smossa e il solito tarassaco mangiucchiato. Mi sedetti a gambe incrociate, con l'erba che mi arrivava al petto, e attesi. Passò parecchio tempo senza che sentissi nulla, nemmeno il solito fruscio. Poi, dopo quasi tre quarti d'ora, dopo un bel po' di viaggi mentali e sperando che non arrivasse qualcuno a chiedermi che cavolo stavo facendo, un musetto dall'aria familiare sbucò quasi d'improvviso. Resistetti alla tentazione di gettarmici addosso e non mi mossi. Lui si avvicinò, poi andò via, poi tornò, una serie infinita di volte, avvicinandosi a poco a poco, sempre di più, finché, non si avvicinò alla mia scarpa sinistra e iniziò ad annusarla. Poi passò alla gamba, ai pantaloni. Resistetti ancora alla tentazione di allungare la mano e mi maledii per non averlo fatto quando lo vidi allontanarsi, ma tornò ancora poco dopo. Questa volta, muovendo piano piano la mano, riuscii a sfiorargli il pelo del dorso senza farlo scappare.

Strappai un paio di fili d'erba poco lontano e glieli porsi. Dapprima li guardò con diffidenza, limitandosi ad annusarne appena la punta, poi abbozzò un morso. Entro breve, se li mangiò tutti.
Quando si avvicinò per vedere se riusciva a trovare altro da mangiare, riuscii a poggiargli una mano sul dorso e a prenderlo. Si irrigidì un attimo, quasi sorpreso, ma non provò a divincolarsi nemmeno quando lo presi finalmente in braccio. Ecco, non fu una scena da film, un miracolo da fiaba che sfida ogni scienza linguistica, ma ebbi la netta impressione si fosse reso conto che lo facevo per il suo bene. O chissà, forse era solo contento di andarsene da uno strano posto nel quale si era venuto a trovare per caso.

Restò per qualche giorno con me, poi pensai che fosse giusto trovargli qualcuno che gli dedicasse l'attenzione e l'affetto che meritava. Non fu un'impresa complicata, bastò spargere la voce fra amici e conoscenti. Un paio di settimane dopo venne a trovarmi una mia amica, insieme alla sua cuginetta, una tipetta vivace e intelligente che sentivo essere la persona giusta. Il giorno dopo se lo portò a casa, ovviamente dopo aver ascoltato tutta la storia. Dopo qualche tempo mi arrivò una mail con due foto di Billy, come l'aveva chiamato, in giardino, mentre mangiava un po' del suo adorato tarassaco. L'ho messa come sfondo, sul mio portatile. È bello poterlo rivedere, soprattutto nelle sere d'estate, quando mi metto a scrivere sulla veranda.

Nel parcheggio, mentre aspettate: Marvin Gaye - I Heard It Through The Grapevine

2 controlli qualità:

Zio Scriba ha detto...

Sarà che amo gli animali, ma questo racconto mi ha preso proprio tanto...
(Nel caso fosse vero, la foto del coniglietto mi piacerebbe tanto avercela pure io... se uno di questi giorni me la puoi allegare...)

Reverend Emi ha detto...

foto lapina recapitata, con tanto di spiegazione! :D

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