domenica 19 dicembre 2010

Apteka


Pomodori, fottutissimi pomodori del càzzo! Anzi, fottutissimo me, visto che potevo stare un po' più attento, mentre affettavo quei pallidissimi globi aranciastri presi al mercato. I negozi di questa sperduta cittadina russa vendono solo un concentrato di pessima qualità, e se uno vuole fare qualcosa di decente, ciao. Così, una svista e i pomodori sono diventati più rossi, ma non nel modo giusto. Un male cane, anche se il taglio non è profondo. Però, devo darci una disinfettata e, ovviamente, il flacone è vuoto.

La farmacia è qui vicino, ma ormai è tardi. So che ce n'è una aperta, quella del signor Solov'ëv, ma è un po' lontana, e di sera qui non c'è in giro un cane, solo le Lada dai vetri oscurati di qualche tamarro o degli ubriaconi troppo pieni per rendersi conto del freddo. Non ho nessuna voglia di perdermi e perciò ho chiesto a Dima, che conosce benissimo la zona, di accompagnarmi. Una decina di minuti a piedi e siamo lì.

- Solita puzza, ma ben gli sta a quello stronzo di Solov'ëv che gli piscino sulla porta del negozio! - fa Dima.
- Perché, che ti ha fatto?
- Settimana scorsa sono venuto qui a prendere dei preservativi. Menomale che prima di usarli ho guardato la scadenza, erano decrepiti! Il giorno dopo sono tornato per farmi ridare i soldi, ma quel verme non ha voluto sentire ragioni.
- Bah, che merda.
- Se non altro, speriamo ci sia la farmacista, almeno ci rifacciamo gli occhi.
- Ah, perché, c'è una farmacista?
- Si, la figlia.
- Stronza come il padre, immagino.
- Eh, magari... dipende da quello che cerchi, ovviamente.
- Nel senso?
- Secondo me è una di quelle cavallone che ti disfano.
- Eh, dai... e poi tu che ne sai, Dima? Te la sei fatta, per caso?
- Naaaa, è solo un'idea, però....
- Dai, basta con 'sti discorsi campati per aria. Tanto, adesso entriamo e vediamo di persona com'è.
- A quest'ora?
- E che ti frega.
- E se c'è il padre?
- Mi sembra logico, compriamo 'sto cazzo di disinfettante e ce ne andiamo.

Entriamo. La farmacia Solov'ëv è un incrocio fra un'armeria e un vecchissimo ufficio postale: silenzio, luce artificiale e tutti i prodotti sugli scaffali dietro il bancone, barricato dietro una spessa inferriata bianca. Per ordinare c'è uno sportello, e dietro lo sportello c'è lei, Alëna, almeno stando a quanto c'è scritto sul cartellino.

Ci squadra per un attimo, e dopo essersi resa conto che non siamo piantagrane o rapinatori, fa:
- Ciao. Che volete?
Dima mi anticipa:
- Beh, io, prima di tutto, vista l'altra volta, vorrei dei...
- Del DISINFETTANTE - lo interrompo - mi sono affettato un dito tagliando i pomodori.
Dima mi guarda con aria un po' stranita, e fa:
- Già.

Alëna accenna un "tsk" di risata, poi si gira per prendere il flacone dall'armadio. Ne squadro ogni centimetro fra lo sportello e le sbarre. Tipica bellezza di queste parti, un po' massiccia e un po' slavata, tanta generosità che traspare dal camice bianco slacciato.
Dima mi lancia un'occhiata più che esplicita. Io rimango assorto nella contemplazione, poi blatero:

- Strano trovare una ragazza farmacista, di notte...
- Per me non lo è, è la bottega di famiglia - taglia corto Alëna.
- Ecco qua. Sono centocinquanta rubli.

Mi tolgo di tasca una banconota spiegazzata e pago. Alëna mi dà il resto senza quasi neanche cagarmi, saluta e fa per andarsene. Dima, un po' spiazzato, mi guarda negli occhi. Tutto qui? Sembra proprio di sì. Non resta che prendere e avviarci verso la porta, quando Dima mi strappa la confezione di mano e fa:

- Aspetta un attimo, checcàzzo c'è scritto qua? "Preparato contro la gonorrea e le malattie sessualmente trasmissibili"? Ehi, ma che roba ci hai dato?

Alëna si gira, torna allo sportello e fa:

- E che ti aspetti, da un disinfettante? E' logico che funziona anche per quello.
- Sarà, ma non son convinto - replica Dima.
- Se vuoi, vado a chiamare mio padre e te lo faccio spiegare da lui, ma non te lo consiglio.
- E perché?
- Fidati, è meglio così.
- Hm. Senti, già che ci siamo, non avresti in giro qualcosa per... ravvivare la serata?
- .......cosa?
- Beh, quello che hai per... beh, insomma, mi hai capito.
Alëna sbuffa, guarda verso l'alto, e fa, con tono finto-professionale:
- Non posso venderti farmaci per le disfunzioni erettili senza ricetta, è la legge.
- E allora...?
Alëna sospira.
- Vediamo che posso darti.
Va a frugare un po' nei cassetti dell'armadio a scomparsa.
Ci guardiamo. Io inizio ad essere perplesso. Dima mi fa un cenno d'intesa.
Alëna torna allo sportello con in mano una bottiglia quadrata piena di un liquido scuro.
- Ci sarebbe questo. E' un tonico a base di erbe cinesi.
- Cosa costa?
- Trecento rubli.
- Trecento rubli! Ma funziona, perlomeno?
- E come faccio a saperlo? Mica sono io, quella che non gli tira. - fa lei con un mezzo sorrisetto.
- Vabbè, ma che ne pensi?
- Sinceramente?
- Sinceramente.
- Robaccia.
- Ah, e hai pure il coraggio di venderlo?
- Senti, io che c'entro? E' mio padre che sceglie i prodotti.
- Ah sì, anche i preservativi?
Alëna lo guarda con un'occhiata a metà strada tra lo schifo e la pena.
Io inizio a pensare che sia il caso di prendere Dima e portarlo via.
- Allora, lo vuoi il tonico o no?
- Vabbè, dai.
- Sono trecento allora.
- Trecento.
- E dammi anche qualche preservativo, và.
Li stacca da un enorme rotolo sotto la cassa e glieli porge con un semplice:
- Ecco.

Alëna incassa i soldi, si gira, e sparisce nel retrobottega mentre usciamo. Io col mio flacone di disinfettante, Dima col suo mezzo litro di erbe cinesi e la sfilza di preservativi.
Facciamo qualche passo lungo il muro puzzolente. Dima guarda assorto l'etichetta del bottiglione.

- Pensi di scolartelo tutto alla goccia? - gli faccio.
- Taci, coglione. Pensa a disinfettarti l'uccello, piuttosto.
- Quello potrei farlo dopo, magari. Invece, il tuo amaro cinese si può assaggiare anche subito.
- E se poi funziona davvero?
- Vorrà dire che torniamo in studentato, e ci infrattiamo con le prime che ci stanno.
Dima stappa la bottiglia. Beve un sorso e me la passa. Assaggio.
- Fa cagare, sembra petrolio lampante.
- Davvero.
Restiamo in silenzio. Camminiamo per un po' lungo il viale deserto e gelato.
- Tu senti qualcosa?
- Niente.
- Nemmeno io.
Dima prende i preservativi e li guarda.
- Oh, cazzo.
- Che c'è?
- ....anche questi sono scaduti da sei mesi.
Se li mette in tasca, sospira, e continuiamo a camminare.

Dalla cassetta in un magnetofono oltrecortinoso: Kino - Zvezda Po Imeni Solnce

3 controlli qualità:

Zio Scriba ha detto...

Ho messo solo "apprezzabile" perché ho già visto che sai fare di meglio, però non è niente male.
Sarà l'ambientazione, saranno i nomi, ma mi è venuto da pensare a Gary Shteyngart... :D

Reverend Emi ha detto...

...devo ammettere che non lo conosco: però dopo avere gooooglato un attimo ho già voglia di andare a leggermi qualcosa :D

Zio Scriba ha detto...

Io ho letto Absurdistan e poi Il manuale del debuttante russo. Nel caso fossi interessato, ti consiglio di invertire l'ordine, così da cominciare da quello che è stato scritto per primo (cioè il manuale). (Non che sia fondamentale farlo, comunque: non si tratta di sequel o libri collegati...)

Tutto il contenuto di questo blog è genuina fiction al 100%. Ogni riferimento a cose, persone, etc. realmente esistenti è puramente casuale. Il contenuto rappresenta un lavoro puramente amatoriale e non viene aggiornato con alcuna regolarità e periodicità fissa.