lunedì 30 agosto 2010

Guida ragionata ai negozi di strumenti musicali - 4

E se uno non trova nulla né da Essegiemme né da Backbeat né da Marelli, c'è MusicLab. Nel bene o nel male, tutti gli altri posti hanno un loro perché, ma di MusicLab fatico ancora a trovare un senso vero e proprio. Fra tutti i negozi è il più recente, e la notizia della sua apertura era stata accolta con sommo gaudio dalla community urbana di musicisti. Evvai, un posto nuovo dove andare a rifornirsi. Poi lo si è iniziato a frequentare e l'entusiasmo ha lasciato il posto a una serie di vacue sensazioni come dubbio, perplessità, vuoto mentale, insoddisfazione, frustrazione, confusione e inquietudine. Da dove cominciare? Beh, innanzitutto da MusicLab tutto è cervellotico e complicato (gli strumenti sono disposti in un modo assurdo e bloccati in stranissime rastrelliere antitiaccheggio, per le consulenze c'è un "esperto" di ogni reparto che però, non è mai in giro, e per capire prezzi e offerte ci sono bollini colorati con tabelle di riferimento, come in certi odiosissimi negozi di dischi). I prezzi, appunto, rientrano ampiamente nella media; volendo, basta girarsi un po' intorno per trovare alternative più vantaggiose, per cui non è che si distingua partcolarmente per appeal commerciale. Se non altro, bisogna dare atto a MusicLab di essere un esercizio un po' fuori dai soliti schemi. Non a caso, si è coltivato un ristretto club di estimatori die-hard: un misto di trafficoni, pazzoidi e bastiancontrari che sono ben lieti di crogiolarsi nell'overclocking di seghe mentali del signor Anacrusi, proprietario e gestore (ho controllato su internet; in tutta Italia c'è solo UNA famiglia che di nome fa Anacrusi - che per intenderci, vuol dire "una o un gruppo di note poste sul tempo debole di una battuta (o in levare) che precedono quelle d'inizio della battuta successiva") - evidentemente, nomen omen.

La tipica conversazione pre-acquisto da MusicLab ha un sapore vagamente surreale, da teatro dell'assurdo. Se a uno piace il genere, volendo, può anche trarne del divertimento. Eccone un esempio:

"Buongiorno, sarei interessato a un nuovo ampli per il basso, pensavo a uno della marca X, ha qualche modello da mostrarmi?"
"Ah no, la marca X non la teniamo. Zero."
"Ah... e perché? Cos'ha che non va?"
"Ci disgusta la politica dei suoi fornitori, che puntano a imporre determinati prodotti."
"Uhm. Capisco... neanche a comandarlo, eventualmente?"
"No, no. Con loro proprio non trattiamo, è una questione di principio."
"Ah. Ooook.... e allora, avrebbe qualcos'altro da propormi?"
"Ci sarebbe questo della marca Y, in offerta a 6*3√8 Euro"
"Mah, dall'aspetto sembra un po' datato... è sicuro che sia in ordine?"
"Sì, vede, preferiamo proporre gli articoli che recuperiamo di questa serie fuori catalogo perché per noi tecnicamente sono più validi, l'ultima versione non ci è piaciuta assolutamente."
"E.... quella manopola che manca?"
"Scusi, perché crede che l'abbiamo messo in offerta, allora?"
"Non fa una grinza..."
"Desidera forse provarlo?"
"No, no la ringrazio, un'idea me la sono fatta, tutt'al più ripasso."

C'è anche da dire, che, per quanto ne so, non ho memoria di particolari lamentele, reclami o problemi colossali post-acquisto: quindi, qualcosa di valido nelle strampalate idee gestionali del signor Anacrusi, c'è. Il problema è arrivarci, all'acquisto.

While you think about it: Anacrusis - Sound The Alarm

1 controlli qualità:

Zio Scriba ha detto...

meno male che non so suonare un cazzo, altrimenti, causa la mia allergia a certi tipi umani, sarei costretto a confezionarmi gli strumenti con le mie manine sante (e santamente imbranate)

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