Non ci sono soldi? Meglio stare alla larga da Backbeat, Marelli e affini. Per limare sul budget è obbligatorio puntare dritti verso i prezzi migliori, e la scelta è una sola: Essegiemme. Non è la sigla di un grossista di carni o una ditta di manufatti, piuttosto l'acronimo di "Società Generi Musicali". Questo nome escogitato da un tizio con la fantasia in evidente corto circuito sovrasta il portone di un grosso capannone alla periferia della città: per arrivarci occorre infilarsi nel labirinto di toponomastica socialista della zona industriale, e raggiungere precisamente il 15 di via del Progresso.
Più che un negozio, Essegiemme è uno spazio vendite ricavato all'interno di un enorme magazzino merci: ci sono rastrelliere di strumenti, torri di ampli, praterie di tastiere e agglomerati di batterie, tutto sparso qua e là come ad una svendita di tappeti persiani. Al di là dell'enorme parete scorrevole si apre un ulteriore mondo di enormi scaffali che ospitano tonnellate di cartoni, scatoloni, bancali, pacchi: una quantità impressionante di materiale, potenzialmente in grado di far suonare mezzo mondo. Tutto quell'esubero si spiega con il fatto che Essegiemme (s)vende principalmente su Internet, facendo prezzi, diciamo così, "concorrenziali". Per tanti versi vuol dire trovarsi agli antipodi di Backbeat o Marelli, visto che di consiglieri fraudolenti, noblesse commerciale o aura di storia del rock non ce n'è nemmeno l'ombra. Qui l'assistenza alla clientela è un concetto completamente sconosciuto. La fotocellula che fa scattare il dlin-dlon all'ingresso è un falso presagio dell'imminente arrivo di qualcuno: entri, giri, ammiri, e passa sempre un bel po' prima di incrociare lo sguardo del capo - un 45enne con occhialazzi spessi come fondi di bottiglia e il senso dello humor di un rottweiler. Il capo (non so nemmeno come si chiami) è sempre seduto dietro a un computer sul soppalco, dal quale gestisce tutti gli ordini a colpi di clic mentre vigila con la coda dell'occhio il negozio sottostante. Fornisce assistenza solo quando il cliente si premura di interpellarlo e schiodarlo di là per vedere se lui o uno dei due garzoni riescono a reperire ciò che si desidera provare. A volte ci si sente dire cose strane, tipo "oggi il muletto non va, se vuole proprio provare quell'ampli deve aiutarmi a tirarlo giù dal bancale là in alto" e lì poi sta al cliente vedere se starci oppure no.
L'assortimento di Essegiemme, se vogliamo, è il meno banale di tutti. Ora della fine, gli articoli le solite grandi marche - i cui prezzi di listino sono più o meno quelli ovunque - non sono il vero motivo per cui si va lì: ovvero, gli articoli di marche improbabili a prezzi stracciati. Per esempio, c'è stato un periodo nel quale tutti i teenager più gonzi della città usavano le stesse chitarre, le "Tekman"(disponibili in due colori: rosso e rosso che si scrosta). Erano imitazioni filofenderiane meìd in cìaina in offerta a un prezzo talmente ridicolo che se uno fosse andato al faidatè a prendersi un pezzo di truciolato, sega e raspa per fabbricarsene una probabilmente avrebbe speso di più. La particolarità di queste chitarre non stava tanto nel suono orribile, che per la cifra spesa ci poteva anche stare, ma nell'oscura tecnica di fabbricazione dei pickup, che per qualche strano motivo assorbivano talmente tante interferenze dall'esterno che un paio di chitarristi seri si procurarono una Tekman giusto per mettere il volume dell'ampli a manetta e fare a meno del fuzz. L'inconveniente principale, tuttavia, era la consistenza strutturale, simile a quella delle fette biscottate, con cui probabilmente condividevano anche la data di scadenza: tempo un annetto o poco più e iniziavano letteralmente a sbriciolarsi, se non peggio (un ragazzo che conoscevo ebbe la scriteriata idea di lasciarla sei mesi in cantina - anche se ben chiusa nella custodia - per ritrovarsi un obbrobrio tutto gonfio e deformato, proprio come fanno i cadaveri in putrefazione).
Ovviamente, nessun musicista della zona ammette mai volentieri di andare\essere andato da Essegiemme, che è diventato epiteto di "negozio-musicale-molto-fuffa-di-quelli-che-diòccenescampi". Effettivamente, è difficile incontrarci mai qualcuno quando si va lì di persona. Però, se avessi la possibilità di armeggiare con i computer della maggior parte dei musicòmani dei dintorni, sono convinto che troverei un bel po' di ricevute interessanti nella cartella dei file temporanei.
Cheap music to go: The Chalets - No Style
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